I PARTE: Informazioni generali

Storia della comunità

La Comunità Terapeutica "Il Sorriso" è costituita da due comunità madri: quella maschile nata nel 1982 ma terapeuticamente definitasi nel 1987 e quella femminile per donne con o senza figli sorta nel 1996.
Entrambe le strutture hanno delle articolazioni esterne di reinserimento socio-lavorativo e la Comunità Femminile ha, nel tempo, costituito delle varianti del proprio progetto quali nel 2000 il progetto sperimentale sulla ricomposizione di un nucleo familiare o di una coppia con patologia da dipendenza e nel 2007 la struttura specifica per l'accoglimento di tossicodipendenti transgender.
La Comunità "Il Sorriso", nasce nel 1982 come comunità di vita, su iniziativa di una coppia di volontari, Anna Maria Fornasari ed Alfo Ferrari, i quali, da precedenti collaborazioni con esperienze di recupero di tossicodipendenti, avevano maturato il desiderio di impegnarsi attivamente e personalmente nell'affrontare un problema di così vasta portata. Dopo circa sei mesi dalla nascita si costituisce in cooperativa, con una base sociale allargata. Con questa scelta, la Comunità, di fatto privata, si trasforma in realtà condivisa, giuridicamente riconosciuta dalle USL, dai Comuni, e dalla Regione ed acquisisce maggiori capacità di coinvolgere più direttamente il comprensorio imolese. Caratteristica peculiare che ben rappresenta l'interesse del Circondario verso la nostra struttura risiede nel fatto chi i Comuni, sin da subito, hanno partecipato alla nascita e allo sviluppo della Cooperativa divenendone Soci e dal 2004 con la modificazione dello Statuto si sono trasformati, via via, in Soci-cooperatori.
L'obiettivo principale dell'epoca, era quello di istituire una comunità che attuasse interventi di recupero attraverso l'impegno lavorativo, all'interno di un clima familiare, capace di stimolare la ripresa di una sana vita di relazione, compromessa radicalmente dall'abuso di sostanze stupefacenti.
Successivamente vennero acquisiti ulteriori spazi abitativi (quelli che contraddistinguono la comunità attuale) e terreni coltivabili, che garantirono la possibilità di estendere le opportunità di tipo lavorativo, attivando settori di zootecnia, agricoltura e produzioni floro-vivaistiche (attività nel tempo scomparse). Il programma di Comunità prevedeva 3 fasi (denominate periodi) ed il tempo di permanenza era mediamente individuato in 36 mesi...
Nel 1987 la Comunità, rispondendo alle prime sollecitazione provenienti dalla Regione Emilia-Romagna, si comincia a modificare, introducendo momenti dedicati all'attività terapeutica, consistenti principalmente in incontri settimanali di gruppo, guidati da uno psicologo clinico esperto nel settore. I gruppi, su richiesta, potevano essere integrati da colloqui individuali. La partecipazione alle attività terapeutiche non era obbligatoria ma determinata da una adesione volontaria, al fine di favorire il massimo coinvolgimento per meglio rielaborare i propri vissuti orientandoli alla realizzazione degli obiettivi di recupero e cambiamento.
Nei programmi e nelle modalità di intervento, in questi 25 anni, si sono verificati numerosi mutamenti, cercando di adeguare la struttura al continuo evolversi del fenomeno delle tossicodipendenze, preservando comunque sempre le esigenze e la storia di ciascuno dei nostri utenti, nella consapevolezza della unicità dell'individuo che non può essere visto soltanto come l'espressione, uguale e ripetibile, di un fenomeno generalizzato.
Nel 1995, la gestione del leader carismatico e di sua moglie viene sostituita da una gestione aziendale che permette alla Comunità di rientrare nei parametri della Regione Emilia Romagna, con al vertice una Dirigenza Amministrativa, con un Responsabile Terapeutico e con una equipe formata da personale qualificato.
Inevitabilmente nel cambio di gestione è cambiato tutto: il progetto, la metodologia di lavoro, il programma (ridotto mediamente a 24 mesi), la tipologia dell'utenza e, di conseguenza, anche il modello a cui inspirarsi teoricamente, quello più vicino e consono all'evoluzione attuale è un mix tra il modello della liberazione dove la responsabilità generale del disagio dell'individuo, della sua emarginazione e della tossicodipendenza è completamente attribuibile alla struttura della società e quello dell'essere nel mondo, secondo cui le mete da raggiungere sono gradualmente sempre più di alta soglia e ambiziose e ciò avviene attraverso una strategia di programma scandito dal susseguirsi di fasi e sottofasi intese come vere e proprie tappe di una "carriera" che porta il tossicodipendente a progettare se stesso come uomo nel mondo nel tentativo di raggiungere obiettivi sempre più gratificanti e autoconfermanti.
Il progetto Virginia Woolf per donne con problemi di tossicodipendenze, con o senza figli, nasce all'interno del cosiddetto Sistema dei Servizi, promosso dalla Regione Emilia-Romagna, fondativi del "Progetto regionale tossicodipendenza" sancito con deliberazione della Giunta regionale n. 722/95.
La casa "Virginia Woolf" si colloca all'interno del Podere Traversa nel Comune di Fontanelice (BO) ed è parte della donazione della "Fondazione Ravaglia" fatta al Comune di Imola che ne è proprietario. La struttura viene inaugurata nel maggio 1996 alla presenza dell'allora Presidente della Repubblica On. Oscar Luigi Scalfaro.

Le parole di John Bowlby rappresentano l'essenzialità del pensiero che guida il nostro agire quotidiano nel lavoro di comunità con le donne e i propri figli: "... così, ben lontano dal desiderare che i genitori diventino dei capri espiatori, noi desideriamo aiutarli. Ben lontano dal rifiutare di vedere che talvolta i genitori agiscono in modo orribile, noi cerchiamo dei modi per soccorrere le vittime, i bambini come gli adulti, le vittime psicologiche come quelle fisiche. Soprattutto cerchiamo delle modalità per impedire che gli schemi di comportamento violento si sviluppino anche nelle nuove famiglie. Lasciateci sperare che la politica del mettere la testa sotto la sabbia abbia fatto il suo tempo". Attraverso un'esperienza ultraventennale la Comunità "Il Sorriso" ha affrontato passo dopo passo in modo critico e complesso gli aspetti se vogliamo più edonistici, individualistici e nevralgici dell'essere umano nelle sue peculiarità, mirando ad ampliare il dibattito tecnico-morale e civico del percorso di riabilitazione di uomini e di donne che, nella maggior parte dei casi, hanno azzerato la loro rete familiare e sociale e obnubilato la propria identità e dignità di persone libere.
La Mission della Comunità è quella di perseguire la promozione umana e l'integrazione sociale delle persone svantaggiate in particolar modo di recuperare situazioni di disadattamento dovute alla tossicodipendenza e all'alcolismo facendosi carico anche dei figli delle pazienti stesse che condividono un programma di riabilitazione.
La missione perseguita dalla Cooperativa e da tutti coloro che vi operano è quella di orientare e incrementare la sensibilizzazione verso forme nuove di sofferenza e di devianze legate alla patologia della dipendenza tossicologica.
La Comunità ha per oggetto l'organizzazione e la gestione di un servizio socio-assistenziale, educativo e terapeutico rivolto a soggetti emarginati con specifico riferimento ai settori di disadattamento minorile, della tossicodipendenza e dell'alcolismo.
Gli obiettivi che ci poniamo sono quelli di:
  1. superare tutte le forme di dipendenza biologica, psicologica, sociale ed economica associate all'assunzione di qualsiasi sostanza chimica;
  2. promuovere interventi di integrazione tra pazienti e cittadini per la ricerca di un nuovo ruolo sociale che ad essi può competere, in particolare per quanto attiene ad attività di carattere professionale, finalizzati ad evitare situazioni di rischio o di devianza;
  3. promuovere attività di prevenzione e promozione della salute e di educazione permanente volte al conseguimento di nuove possibilità di partecipazione.

Un riferimento importante per la nostra Comunità è dato dal Documento Programmatico del CNCA (Giugno 1982), federazione di comunità alla quale aderiamo con convinzione dal 1995.
  1. La storia e la vita della persona

    Le comunità non considerano il loro intervento come un servizio settoriale per i singoli problemi, ad esempio la tossicodipendenza: l'impegno è rivolto al superamento delle diverse forme di disagio e di marginalità giovanile. Ciò significa tener conto della specificità dei problemi ma insieme esser consapevoli che le forme in cui quel disagio si manifesta non sono date una volta per tutte. Inoltre vuol dire accogliere la storia e la vita di una persona più che il suo problema.
  2. L'unicità dell'esperienza

    Crediamo nell'unicità delle esperienze personali: ciò significa che non esiste una metodologia valida comunque per tutti e che occorre adattare il metodo agli individui, alle loro vicende, alla loro storia.
  3. Il rifiuto della coazione

    Nel proporsi come luogo di sperimentazione e di possibilità di riappropiazione della propria esistenza, le comunità verificano che ogni forma di coazione alla volontà dell'individuo, assunta a metodo di intervento, non serve alla maturazione di scelte autonome, non fa che accentuare le difficoltà di comunicazione e di relazione creando i presupposti per un'ulteriore emarginazione.
  4. La quotidianità

    Come strumento concreto si privilegia la dinamica delle relazioni interpersonali che evolvono nell'esperienza di ogni giorno, accettando appieno la dimensione della quotidianità, della ordinarietà, ancorando l'esperienza al contesto socio-culturale ed alla storia del territorio.
  5. Il lavoro

    Tra gli strumenti che le comunità ritengono fondamentali per la maturazione delle persone assume un rilievo particolare l'esperienza del lavoro che si propone come mezzo di acquisizione di autonomia. Ma al fianco del lavoro, soprattutto per i più giovani cresce l'importanza della comunicazione interpersonale, dell'espressione e dell'animazione, del valido utilizzo del tempo libero.
  6. Una proposta...

    Le comunità tendono alla sperimentazione di nuovi modi di vivere i valori del lavoro, dell'amicizia, della solidarietà, della nonviolenza. Crediamo che tale esperienza possa farsi 'proposta' per la collettività, senza per questo voler costruire società parallele, anzi rifiutando la proposizione di miti totalizzanti o la strumentalizzazione della fede trasformata in mezzo terapeutico.
  7. Assenza di deleghe

    Le comunità non accettano deleghe da parte delle istituzioni, ma collocano il proprio impegno, pur con la propria originalità ed autonomia, all'interno della rete di servizi del territorio.
  8. Il territorio

    Il territorio, con i suoi problemi e le sue risorse, rappresenta un punto di riferimento obbligato. Nella chiarezza del proprio ruolo critico, le comunità sono elemento di provocazione e di denuncia per le inadempienze e le contraddizioni che costituiscono premessa al diffondersi delle più gravi problematiche sociali (il mercato della droga, la delinquenza organizzata, le ingiustizie, l'assenza di programmazione, lo svuotamento della partecipazione, i problemi della casa e del lavoro, la manipolazione dell'informazione) e per i ritardi che caratterizzano l'azione delle istituzioni politiche, sociali ed ecclesiali.
  9. Non solo comunità residenziali

    Per tutti è chiaro che la proposta di comunità residenziali non può essere l'unica forma di presenza di fronte ai problemi dell'emarginazione. Per questo è di molti l'impegno a sperimentare e proporre strumenti diversi quali centri di accoglienza, servizi di consulenza, cooperative di lavoro, laboratori artigianali, centri di documentazione, servizi di prevenzione ecc.
  10. Il pluralismo

    Le comunità sostengono e vivono il valore del pluralismo, rispettando motivazioni e scelte, ideali o di fede, diverse. Esse credono inoltre alla validità della compresenza di varie figure di riferimento e di esperienze differenti (giovani ed adulti, studenti e lavoratori, religiosi e laici, ecc.). Tutte affermano il valore della laicità, anche quando i componenti traggono dalla fede ispirazione e motivo di impegno.


In specifico per "Il Sorriso"
  • Centralità dell'utente: l'organizzazione del lavoro deve essere centrata sull'utente, pertanto, la direzione e gli operatori dovranno mettersi sempre nei panni dell'altro.
  • Comunità come nuova casa: le comunità de"Il Sorriso" vanno pensate come nuove case, seppur temporanee, di chi ci vive, cioè degli ospiti. Considerare le comunità come case significa renderle accoglienti, ospitali, sicure, affidabili. Luoghi dove trovare conforto e aiuto nei momenti di difficoltà. "..Non sono io che vivo dove voi lavorate, ma voi che lavorate dove io vivo.." (parole di un ospite)
  • Tossicodipendente come capace di desideri: troppo spesso, seppure involontariamente, riteniamo che i tossicodipendenti non siano più in grado di esprimere opinioni, consenso, dissenso che abbiano desideri oltre che bisogni.
  • Valorizzazione delle relazioni: il rispetto, la stima, l'esempio, la valorizzazione, la motivazione tra gli operatori, quando esistono, può essere uno specchio delle relazioni tra operatori e utenti.
  • Stimolazione all'innovazione: apertura a tutte le forma di sperimentazione e di innovazione organizzativa e gestionale, al fine di ricercare e trovare soluzioni migliorative della qualità di vita delle persone in comunità.


Per svolgere la nostra attività abbiamo sviluppato rapporti di stretta collaborazione con:
  • SER.T: per la presentazione ed invio utenti, per le verifiche sull'andamento del programma e per la gestione della terapia farmacologia e per il re-invio al termine del percorso comunitario. Le regioni con cui abbiamo i maggiori contatti sono, oltre all'Emilia Romagna, il Veneto, la Toscana, l'Umbria, l'Abruzzo, il Lazio, la Campania, la Sardegna, la Puglia e la Calabria. Va segnalato che al momento del primo contatto con i SerT, viene inviato a questi non solo il materiale riguardante i diversi progetti ma anche la convenzione che annualmente viene stipulata con il SerT di Imola, nella quale sono evidenziate le modalità generali d'ingresso e la definizione delle diverse rette (standard, specialistica, minori).
  • SERVIZI SOCIALI: per la presentazione ed invio utenti minori, per le verifiche sull'andamento del programma e per la continuità al termine del percorso comunitario. Nel caso di donne che al momento dell'ingresso risultano in gravidanza è stato previsto un Protocollo d'intesa tra la nostra struttura, i servizi sociali ospedalieri e i servizi sociali del circondario, con lo scopo di tutelare e accompagnare il nascituro e la madre nel pre/post parto.
  • UEPE: per la gestione degli utenti in regime di affidamento alternativo al carcere. In questo caso oltre all'invio del SerT è necessario un programma condiviso anche dal Servizio sociale del Ministero di Grazia e Giustizia.

Contesto territoriale

La Comunità è inserita nello splendido scenario della Valle del Santerno. E' un territorio vario e articolato, costituito essenzialmente da tre tipologie ambientali che s'innestano l'una nell'altra: la pianura e i calanchi, la media e alta collina, la montagna. L'asse latitudinale della Valle è costituito dal fiume Santerno. Esso offre scorci e angoli apprezzati dai bagnanti e dai pescatori, grazie alla fauna fluviale, alle rapide e ai balzi naturali presenti nel tratto medio-alto. Risalendone il corso (direzione sud), la vegetazione spontanea si sostituisce alle zone coltivate: boschi di quercia, frassino e faggio ospitano caprioli, daini, volpi, istrici, tassi e diversi generi di rapaci, segnali di un ambiente ecologicamente intatto. L'ambiente boschivo più tutelato è senz'altro quello della selva castanile, che compare nel tratto medio della Valle; i marroni, dolci, di pezzatura grossa e molto apprezzati, sono oggi tutelati dal marchio I.G.P.
Crocevia di popoli fin dall'antichità, la Valle reca le tracce della presenza romana (tombe, sepolcreti, una cava in selenite) e, in particolare, dell'incremento demografico del periodo medievale: i castelli documentati sono 37, a tutt'oggi ne sono visibili una decina. Sconvolta dagli eventi bellici della Seconda Guerra Mondiale, essa porta ancora i segni del passaggio del fronte, che qui si fermò per mesi subito dopo lo sfondamento della Linea Gotica.
Terra di cultura romagnola - con forti contaminazioni toscane - e di tradizioni legate al mondo rurale, la Valle del Santerno esprime una lunga serie di sagre legate all'alimentazione e ai prodotti della terra: marrone, albicocco, fungo porcino, piadina, polenta, raviolo, garganello. Sono questi, del resto, gli elementi cardine di una enogastronomia molto ricca, legata ai prodotti e agli animali del territorio - cacciagione compresa – e alla stagionalità.
La Vallata è in grado di esprimere valori significativi sia nelle strutture d'accoglienza sia sotto il profilo ambientale e dell'offerta di eventi; si presta tanto alla vacanza prolungata quanto all'escursione del week-end. Tra i punti eccellenti si ricordano la Vena del Gesso e il relativo Centro Visite, ricavato all'interno del settecentesco Palazzo Baronale, nel territorio di Borgo Tossignano; il fiume Santerno, i suoi scorci e le sue oasi attrezzate; le secolari selve castanili della media e alta Valle; il Palazzo Alidosi e il cinquecentesco ponte Alidosi, a Castel del Rio; la chiesa romanica di Riviera, vicino Casalfiumanese; il Palazzo Pubblico a Fontanelice, sulla deliziosa piazzetta del paese.

Come arrivare

Si raggiunge da nord, con la Via Emilia o con la A14 - uscita Imola - e risalendo la Statale Montanara verso Firenze, si supera il paese di Fontanelice e, dopo 1,5 Km, sulla sinistra (direzione Fornione) seguire le indicazioni; da sud, con la A1 - uscita Barberino Mugello - e poi superando i passi della Futa o del Giogo e scendendo sul versante romagnolo, direzione Imola. In treno si scende alla Stazione F.S. di Imola e si prosegue in autobus (Linea 44).

Le sedi

Sede Legale e Amministrativa: Via Torre n° 9, 40025 Fontanelice (Bo) - Tel. 0542/92330 - Fax 0542/92060.
Sede Comunità Maschile: Località "Busco" Via Torre n°9 , 40025 Fontanelice (Bo) – Tel. 0542/92035 – Fax 0542/92836.
Sede Reinserimento Maschile: Via Corelli, 36 - 40026 Imola (Bo)
Sede Comunità Femminile: Villa Traversa, Via Torre n° 8-10 , 40025 Fontanelice (Bo) – Tel. 0542/92191 - Fax 0542/92324.
Progetto "Aria" Modulo per accoglienza Transgender: adiacente alla struttura principale.
Sede Reinserimento Femminile: Viale Trieste n°8 - Borgo Tossignano (Bo).
Progetto per Coppie e Famiglie: "Bruno Bettelheim" c/o Casoncello, Via Torre n° 11 , 40025 Fontanelice (Bo) - Tel e Fax 0542/ 92464

Contatti

Sito internet: www.ilsorriso-imola.it
Indirizzo mail: info@ilsorriso-imola.it oppure m.ravagli@ilsorriso-imola.it
Presidente: Arch. Dervis Nanni
Vice Presidente : Dott. Giorgio Gasperetti
Altri componenti del CdA: Micaela Ravagli, Francesco Grassi, Raffaele Picaro, Vasco Anconelli, Elena Fabbri

Responsabile Generale Comunità: Dott.ssa Micaela Ravagli (per l'accoglienza dei pazienti tel. 335/8333755).
Responsabile della Qualità: Dott. Francesco Grassi
Responsabile Amministrativo: Studio Dott. Pietro Boninsegna
Responsabile Unità Operativa Maschile: Sig. Sergio Campanelli
Responsabile Unità Operativa Femminile e Minori: Sig.ra Francesca Aliberti.
Responsabili Unità Operativa per Coppie e Famiglie: Sig. Mauro Drago